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Oggi più che mai, lavoriamo ore e ore davanti a schermi digitali. Ma quanto ne sappiamo davvero sui rischi che corrono i nostri occhi?

L’esposizione costante agli schermi dei videoterminali (VDT) può comportare un rischio reale per la salute visiva dei lavoratori. 

Un disturbo sempre più diffuso è l’astenopia occupazionale, una forma di affaticamento visivo che può influenzare negativamente il benessere e la produttività.

Storia di Paola: la pausa che stanca 

Paola è una giovane responsabile amministrativa. Come molti, trascorre oltre sei ore al giorno davanti al PC. È scrupolosa e attenta: segue tutte le indicazioni sul benessere al videoterminale, almeno in apparenza. Fa le pause, sì… ma passando dallo schermo del PC a quello dello smartphone.

Durante la visita medica periodica, riferisce stanchezza visiva, cefalea serale e una crescente difficoltà a concentrarsi. Nessuna patologia oculare evidente, ma una diagnosi chiara: astenopia da stress visivo continuato.

Il medico competente, dopo aver indagato le abitudini lavorative e di pausa, le pone una semplice domanda:
“Durante le pause, dove guarda?”
“Il telefono. Ma è una pausa!”

Non lo è.
Per il sistema visivo, guardare uno schermo ravvicinato e retroilluminato — che sia un monitor da 24″ o uno smartphone — è la stessa attività: richiede accomodazione, convergenza e fissazione prolungata.

La lezione per l’azienda
Una pausa è efficace solo se consente all’occhio di rilassare i muscoli ciliari e la messa a fuoco.
Le buone pratiche da promuovere non sono solo quelle ergonomiche, ma anche comportamentali:

  • pause ogni 120 minuti,
  • distogliere lo sguardo da qualsiasi schermo,
  • guardare a distanza (almeno 6 metri),
  • magari fare due passi, per stimolare anche la circolazione.

Il medico competente può riconoscere i segnali precoci di affaticamento visivo e intervenire, ma serve anche una cultura aziendale che non confonda la pausa con il multitasking.

La vera pausa è quella che interrompe lo sforzo visivo, non quella che cambia solo pixel.

Cos’è l’astenopia occupazionale?

La storia di Paola non è un caso isolato. ll termine “astenopia” deriva dal greco e indica una debolezza visiva dovuta a un eccessivo sforzo oculare. Quando questo affaticamento è causato o peggiorato dall’attività lavorativa, in particolare dall’uso prolungato di videoterminali  si parla di astenopia occupazionale.

Non si tratta di una patologia vera e propria, ma di una condizione funzionale reversibile che può manifestarsi quotidianamente e diventare cronica se trascurata. Il disturbo è incluso tra i rischi ergonomici da valutare obbligatoriamente ai sensi del D.Lgs. 81/08, Titolo VII.

Sintomi, segnali dell’affaticamento visivo

I sintomi dell’astenopia occupazionale sono spesso sottovalutati o confusi con la normale stanchezza di fine giornata. 

In realtà, rappresentano un campanello d’allarme chiaro che qualcosa, nella routine lavorativa, non sta funzionando.

Il problema non è solo “avere gli occhi stanchi”: quando il sistema visivo viene sottoposto a uno stress prolungato, il disagio può estendersi anche alla sfera cognitiva e muscoloscheletrica. I sintomi più comuni includono:

  • Bruciore e secchezza oculare
    Dovuti alla riduzione dell’ammiccamento (battito delle palpebre) durante l’uso dello schermo.
  • Visione offuscata o doppia

Dovuta all’affaticamento dei muscoli oculari responsabili della messa a fuoco.

  • Mal di testa frequenti
    Legati allo sforzo visivo e alla postura mantenuta per troppo tempo. In alcuni casi, il dolore si irradia anche al collo o alle spalle.
  • Difficoltà di concentrazione e calo della performance
    La fatica visiva si riflette anche sulla lucidità mentale, rallentando i tempi di reazione e aumentando la possibilità di errore, soprattutto in attività analitiche o di precisione.
  • Sensazione di pesantezza o tensione oculare
    Spesso accompagnata da occhi rossi, palpebre appesantite o la necessità di strofinarli frequentemente.
  • Lacrimazione eccessiva
    Paradossalmente, gli occhi secchi possono reagire producendo più lacrime, ma queste non sono sufficienti a lubrificare correttamente l’occhio.

Le cause: non solo schermo, ma anche ambiente

L’affaticamento visivo non dipende solo dalla quantità di ore passate al PC, ma anche dalla qualità dell’ambiente lavorativo. Ecco alcuni fattori su cui il datore di lavoro può intervenire direttamente:

1. Illuminazione e riflessi

  • Abbagliamento da luce naturale non schermata
  • Lampade artificiali troppo intense o mal posizionate
  • Assenza di tende o oscuranti
  • Riflessi su schermo o scrivania

Questi elementi possono creare forti contrasti o ombre, costringendo l’occhio a continui adattamenti.

2. Difetti visivi non corretti

Molti sintomi di affaticamento visivo derivano da vizi refrattivi (miopia, ipermetropia, astigmatismo, presbiopia) non diagnosticati. La sorveglianza sanitaria consente al medico competente di intercettarli tempestivamente.

3. Postazione non ergonomica

Monitor troppo alto o basso, distanza inadeguata, mancanza di supporti adeguati (piedistalli, sedie regolabili) rendono lo sforzo visivo più impegnativo.

Su tutti questi aspetti, il medico competente può offrire supporto pratico al datore di lavoro durante il sopralluogo, suggerendo soluzioni semplici ma efficaci.

Quali altri rischi comporta una postazione VDT non ergonomica?

Una postazione non ergonomica espone il lavoratore a rischi concreti, tra cui:

1. Dolori muscolo-scheletrici

Una postura scorretta mantenuta per ore può causare tensioni muscolari, dolori e infiammazioni a carico di:

  • Collo e spalle (per schermo troppo alto o basso)
  • Schiena (per mancanza di supporto lombare o sedia non regolabile)
  • Polsi e mani (per cattiva disposizione di tastiera e mouse)
  • Gambe (se la sedia è troppo alta o i piedi non poggiano correttamente)

Questi disagi, inizialmente lievi, possono evolvere in disturbi muscolo-scheletrici cronici, come cervicalgie, lombalgie o sindrome del tunnel carpale.

2. Stress da postura e organizzazione inadeguata

Una postazione non ergonomica non causa solo danni fisici. Spesso genera anche uno stato di stress fisico e mentale che influisce negativamente sulla capacità di concentrazione, lucidità decisionale e tolleranza allo sforzo.

Lavorare in un ambiente non adatto può indurre:

  • Affaticamento precoce
  • Calo della produttività
  • Irritabilità e malessere generale
  • Ridotta efficacia nei compiti complessi o ripetitivi

Cosa prevede la normativa per chi lavora al VDT oltre le 20 o 30 ore settimanali

Nel contesto normativo italiano, l’uso prolungato del videoterminale (VDT) non è solo una questione organizzativa, ma un vero e proprio fattore di rischio da valutare attentamente.

Il Decreto Legislativo 81/08, all’interno del Titolo VII, stabilisce che il lavoratore che utilizza il VDT per almeno 20 ore settimanali (al netto delle pause) deve essere classificato come “addetto al videoterminale”

Questo comporta una serie di obblighi precisi per il datore di lavoro.

  • Valutazione del rischio VDT
    Deve essere effettuata con attenzione ai fattori ergonomici e ambientali: illuminazione, disposizione della postazione, tipo di schermo, attività svolta, sintomi riferiti dal lavoratore.
  • Formazione specifica del lavoratore
    È obbligatorio fornire informazioni e formazione sui rischi connessi all’attività al VDT, sulle posture corrette, sulle pause da rispettare e sulle modalità di utilizzo ottimale delle attrezzature.
  • Programmazione delle pause
    La legge impone che ogni due ore di lavoro continuativo al VDT sia garantita una pausa o un cambio di attività. Le pause non sono una concessione discrezionale, ma uno strumento di prevenzione essenziale per ridurre lo stress visivo e fisico.
  • Sorveglianza sanitaria obbligatoria
    Il medico competente deve programmare visite periodiche per monitorare l’insorgenza di disturbi correlati, come affaticamento visivo (astenopia), dolori muscoloscheletrici o problematiche posturali.

Cosa può fare il datore di lavoro (oltre agli obblighi di legge)?

La normativa è solo il punto di partenza. Chi vuole davvero tutelare il benessere dei propri collaboratori deve andare oltre gli obblighi e puntare su prevenzione e qualità degli ambienti di lavoro.

Molti degli interventi utili sono a basso impatto economico, ma ad alto valore preventivo.

Ecco alcune azioni concrete che ogni datore di lavoro può attuare per migliorare l’ergonomia e ridurre i rischi legati al lavoro al VDT:

1. Verificare periodicamente le postazioni con una checklist ergonomica

Effettuare controlli regolari delle postazioni consente di individuare difetti ergonomici o ambientali prima che diventino fonte di disagio.
Una checklist pratica e mirata può includere:

  • Altezza e regolazione della sedia
  • Posizionamento di schermo, tastiera e mouse
  • Presenza di supporti (lombari, poggiapiedi, tappetini per polsi)
  • Condizioni di illuminazione naturale e artificiale
  • Presenza di riflessi o abbagliamenti

Questa attività può essere eseguita internamente o con il supporto di figure esperte (RSPP, medico competente)

2. Acquistare arredi e strumenti adeguati

Spesso, piccoli accorgimenti nell’allestimento fanno la differenza. È utile investire in:

  • Sedie ergonomiche e regolabili (preferibilmente conformi alla norma UNI EN 1335)
  • Monitor orientabili e regolabili in altezza
  • Lampade con luce naturale schermata o dimmerabile
  • Supporti per schiena, polsi e piedi, quando necessario

Non si tratta solo di “comfort”: migliorare l’ergonomia riduce assenze, migliora la produttività e valorizza l’ambiente di lavoro.

3. Coinvolgere medico competente e RSPP per sopralluoghi e miglioramenti personalizzati

Il medico competente, in collaborazione con il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), è una figura chiave nella prevenzione dei rischi da VDT.
Durante il sopralluogo, il medico può:

  • Valutare l’illuminotecnica della postazione (presenza di riflessi, orientamento delle finestre, schermature)
  • Rilevare sintomi riferiti dai lavoratori (astenopia, dolori cervicali, tensioni muscolari)
  • Suggerire miglioramenti su misura in base all’attività svolta e alle condizioni fisiche di ogni lavoratore

4. Sensibilizzare i lavoratori sui sintomi precoci dell’affaticamento visivo

Un lavoratore che riconosce i primi segnali di affaticamento (bruciore oculare, mal di testa, visione offuscata) è più propenso a:

  • Chiedere supporto tempestivamente
  • Rispettare le pause visive
  • Adottare una postura corretta

Formazione, poster informativi in ufficio, e-mail periodiche o mini-corsi interni sono strumenti semplici ma efficaci per promuovere la cultura della prevenzione visiva e posturale.

Checklist pratica: come deve essere una postazione corretta

Perché queste azioni siano efficaci, è essenziale basarsi su criteri ergonomici chiari e validati. La progettazione e la verifica di ogni postazione al VDT devono seguire parametri oggettivi che garantiscano un adeguato supporto posturale e visivo al lavoratore.

Una checklist ben strutturata è lo strumento perfetto per valutare lo stato delle postazioni, identificare punti critici e intervenire con azioni mirate:

1. Sedia ergonomica

La sedia è uno degli elementi più importanti per garantire una postura corretta durante il lavoro al videoterminale. Deve avere:

  • Altezza regolabile, per permettere al lavoratore di posizionare i piedi comodamente a terra e mantenere le ginocchia ad un angolo di circa 90°.
  • Supporto lombare adeguato, che sostenga la curva naturale della schiena e riduca la tensione nella zona lombare. È preferibile che sia conforme alla norma UNI EN 1335, che definisce gli standard ergonomici per sedute da ufficio.
  • Base stabile con almeno 5 razze, per garantire sicurezza e facilità di movimento senza rischi di ribaltamento.
  1. Monitor
    Il corretto posizionamento del monitor è essenziale per evitare affaticamento visivo e tensioni muscolari:
  • Deve essere posizionato a una distanza tra 50 e 70 cm dagli occhi, ovvero circa la lunghezza di un braccio, per permettere una visione chiara senza sforzo.
  • Lo schermo dovrebbe essere leggermente sotto il livello degli occhi, così da mantenere il collo in una posizione rilassata e naturale.
  • L’inclinazione regolabile aiuta a ridurre i riflessi provenienti da luci o finestre, migliorando il comfort visivo e prevenendo mal di testa o fastidi oculari.
  1. Tastiera e mouse
    Gli strumenti di input devono favorire una posizione naturale e rilassata di polsi e spalle:
  • La tastiera deve permettere di tenere i polsi in linea con l’avambraccio, evitando torsioni o piegamenti eccessivi.
  • Il mouse va posizionato vicino alla tastiera, così da evitare di allungare troppo il braccio o ruotare la spalla, riducendo il rischio di tendiniti o dolori muscolari.
  • È consigliabile valutare anche l’uso di tastiere ergonomiche o poggiapolsi per chi utilizza molto la tastiera, per ridurre la pressione sui tendini.
  1. Poggiapiedi e supporti
    Alcuni lavoratori potrebbero non riuscire ad appoggiare completamente i piedi a terra, ad esempio per altezza o postazione:
  • Il poggiapiedi aiuta a mantenere le gambe in posizione corretta, favorendo una postura stabile e prevenendo affaticamento o gonfiore agli arti inferiori.
  • I supporti per polsi sono utili soprattutto per chi scrive molto, poiché contribuiscono a mantenere i polsi allineati e a ridurre la pressione sulle articolazioni, prevenendo disturbi muscolo-scheletrici.

Buone pratiche per riposare la vista

Oltre a curare la postura, è importante che il lavoratore adotti anche buone pratiche per riposare la vista durante l’attività al videoterminale:

  • Regola 20-20-20: La regola 20-20-20 non è un obbligo di legge, bensì una buona pratica di igiene visiva promossa da optometristi e oftalmologi, soprattutto negli Stati Uniti, per prevenire l’affaticamento visivo digitale. Ogni 20 minuti, distogliere lo sguardo dallo schermo per guardare un punto distante almeno 6 metri (20 piedi) per almeno 20 secondi. È una raccomandazione sanitaria, non una disposizione normativa.
  • Regolare la luminosità dello schermo: adattare la luminosità del monitor alle condizioni di luce ambientale.
  • Mantenere una distanza adeguata dallo schermo: tra 50 e 70 centimetri, con il monitor posizionato leggermente sotto il livello degli occhi.
  • Utilizzare ausili visivi appropriati: come occhiali con filtro blu, previa consultazione con un medico competente.
  • Pianificare pause regolari: interrompere l’attività al VDT con pause frequenti per riposare la vista e migliorare la concentrazione

Hai dipendenti che lavorano al PC per più di 20 ore a settimana?

Queste semplici strategie rappresentano un primo passo verso la tutela della vista, ma è importante ricordare che la gestione completa del rischio da videoterminale deve essere affidata a un esperto in medicina del lavoro. 

Solo attraverso una valutazione personalizzata della postazione, dei tempi di esposizione e dello stato di salute del lavoratore, il medico competente potrà consigliare gli interventi più adeguati.Per questo motivo, il datore di lavoro e i lavoratori sono invitati a rivolgersi a un medico del lavoro per una consulenza mirata.

Contattaci oggi stesso per una consulenza gratuita.

FAQ – Domande frequenti

  • Quali sono i rischi per la vista dopo troppe ore davanti al PC?
    Esporsi troppo a lungo agli schermi può causare astenopia, secchezza oculare, e disturbi visivi temporanei.

  • Il rischio videoterminale rientra nei rischi ergonomici?
    Sì, secondo la normativa, il rischio VDT è un rischio ergonomico legato alla postazione, alla vista e alla postura del lavoratore.

  • La sorveglianza sanitaria è obbligatoria per chi lavora al PC?
    Sì, se il lavoratore è classificato come “addetto al videoterminale (VDT)”, la visita medica periodica è obbligatoria per legge.
    Secondo la normativa vigente, è considerato “addetto al VDT” il lavoratore che utilizza un’attrezzatura munita di videoterminale in modo sistematico ed abituale per almeno 20 ore settimanali, dedotte le pause.

  • In caso di contratto part-time da 20 ore settimanali la visita è obbligatoria?
    Attenzione: in caso di contratto part-time da 20 ore, l’obbligo di visita medica non scatta automaticamente. Le pause obbligatorie previste per legge devono essere detratte dal monte ore.
    Sarà il medico competente, in collaborazione con il datore di lavoro, a valutare caso per caso se il lavoratore rientra nella definizione di “addetto al VDT”.

  • Come si può prevenire l’astenopia sul lavoro?
    Con una corretta valutazione del rischio, l’adeguamento ergonomico della postazione e l’adozione di pause regolari durante la giornata lavorativa.

Simone Pratò
Autore: Dr. Simone Pratò
Medico competente • Specialista in Medicina del Lavoro e Geriatria

Sono un medico specializzato in medicina del lavoro, geriatria e radioprotezione. Supporto aziende pubbliche e private nella gestione della salute e sicurezza sul lavoro, offrendo sorveglianza sanitaria, consulenza normativa e formazione. Collaboro con il portale DatoreLavoro.it e ho pubblicato diversi contributi scientifici in ambito medico.
Scopri di più su chi sono e come lavoro.

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